Villages è un gioco che sembra diretto ma nasconde una gestione tutta sua: sei il capovillaggio di un piccolo insediamento nel cuore di un regno immaginario, e devi farlo crescere tra carestie, fortuna e scambi con i vicini. Non ci sono pezzi da muovere su una mappa, né carte da giocare: solo tre dadi, un foglio di carta e la tua testa. Ogni turno, lanci i dadi per scoprire cosa accade nel tuo villaggio — una peste, un raccolto abbondante, un attacco nemico o persino un dono del re. Il colore del dado rosso indica quale tabella consultare, mentre gli altri due dadi (verde e bianco) formano un numero da 01 a 60: ogni combinazione nasconde una sorpresa, spesso imprevedibile.
Dopo aver risolto l’evento casuale, tutti i giocatori devono gestire insieme le conseguenze: raccogliere il grano dai campi, trasformare la popolazione in soldati o artigiani, mangiare per non morire di fame e decidere cosa conservare per il futuro. Ogni persona del tuo villaggio può fare solo una cosa al turno — coltivare, fabbricare armi o lavorare l’oro — e devi bilanciarle con cura. Se hai troppo cibo, lo puoi vendere agli altri o depositarlo; se ti servono strumenti per difenderti, devi scambiare oro o grano con i vicini. E sì, puoi attaccare qualcuno… ma solo se il dado ti regala un evento di guerra e tu hai le armi pronte.
Il gioco non ha una mappa né un tabellone: tutto si tiene su carta, con colonne per la popolazione, i campi, l’oro, il cibo, i semi e le armi. È un po’ come tenere i conti di una fattoria in tempo di guerra — noioso? Forse. Ma anche coinvolgente, perché ogni decisione ha peso: piantare troppi semi ti lascia senza cibo ora; non fabbricare armi potrebbe costarti il villaggio. E poi ci sono gli scambi: un’offerta fatta a bassa voce tra due giocatori può cambiare l’intero corso della partita.
La vittoria arriva quando uno di te raggiunge uno dei tre obiettivi: 20 terreni coltivati, 200 pezzi d’oro accumulati o una popolazione di 35 anime. Non è un gioco veloce né elegante, ma ha un ritmo proprio — lento, quasi meditativo — che si adatta bene a un pomeriggio in attesa del ristorante o a una serata tra amici senza altro da fare. È il tipo di gioco che non ti lascia mai annoiare, perché ogni lancio di dado porta con sé una storia nuova: un villaggio che cresce, uno che crolla, e te che cerchi di sopravvivere, scambiando, coltivando e sperando.
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