Nel 1297, William Wallace guida i suoi uomini a Stirling Bridge contro un esercito ben più numeroso e addestrato: la vittoria non viene dalla forza bruta, ma da un piano audace, sfruttando il terreno e l’ora giusta. Un anno dopo, a Falkirk, è lui a essere inseguito dall’esercito di Edoardo I, che ha imparato dagli errori precedenti e risponde con frecce lunghe e cavalleria pesante.
Il gioco ti mette nei panni del comandante: non puoi controllare ogni singolo soldato, ma devi decidere quando avanzare, quando resistere, quando sfruttare un momento di confusione. La mappa a esagoni riproduce fedelmente i terreni delle battaglie reali — ponti stretti, colline, paludi — e ogni unità ha caratteristiche precise: la fanteria scozzese è coraggiosa ma fragile senza formazione; gli arcieri inglesi possono spezzare le linee con una pioggia di frecce. La gestione del comando è il cuore del sistema: una volta iniziato lo scontro, i piani vanno riveduti in tempo reale, tra ordini che si bloccano e unità che perdono coesione.
Tre scenari ti permettono di rivivere le due battaglie storiche — Stirling Bridge e Falkirk — ma anche di esplorare cosa sarebbe potuto accadere se Wallace avesse scelto diversamente. Non si tratta solo di vincere, ma di capire come i leader medievali dovevano agire con informazioni incomplete, in mezzo al caos.
Wallace’s War non è un gioco veloce né semplice: richiede tempo, attenzione e pazienza. Ma per chi ama la storia militare ben raccontata, dove ogni mossa ha peso e ogni errore costa caro, diventa un’esperienza profonda. È il secondo capitolo di una serie che vuole ricostruire i conflitti medievali non come scontri epici, ma come complessi equilibri di disciplina, terreno e leadership.
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