Nel cuore dell’America degli anni ’60 del XIX secolo, ogni giocatore è un sceriffo che guida lo sviluppo di una città frontier, cercando di renderla la più fiorente tra le altre. Non basta costruire edifici: devi capire cosa il presidente Lincoln cerca in quel momento, perché i criteri per vincere — popolazione, fascino e ricchezza in oro — cambiano ogni turno. La vittoria non sta nel piano perfetto, ma nell’adattamento costante.
Ogni giocatore ha la propria tavola da costruire, con una selezione di 22 edifici diversi: ciascuno offre abilità uniche e poteri crescenti man mano che la città si espande. Ma non puoi mettere tutto insieme: ogni turno, sei costretto a scegliere solo alcuni edifici da attivare, tra i sei selezionati casualmente come “bonus”. È qui che entra in gioco la gestione delle risorse e il bilanciamento: troppa crescita ti soffoca, troppo poco ti lascia indietro. Devi decidere cosa coltivare, cosa sacrificare.
Il sistema di selezione simultanea dei turni aggiunge tensione: tutti agiscono allo stesso tempo, e le tue mosse si scontrano con quelle degli altri. A volte devi bluffare, spingerti ai limiti della legge per ottenere un vantaggio — rubare una risorsa, manipolare il mercato, sfruttare l’ansia dei cittadini. E non dimenticare gli attacchi indigeni: imprevisti che costringono a riconsiderare le priorità e a difendere ciò che hai costruito.
La partita si snoda in un susseguirsi di scelte difficili, dove ogni edificio diventa una carta da giocare nel mazzo della tua strategia. Non c’è la soluzione giusta: solo combinazioni diverse, rischi calcolati e fortuna che ti sorride o ti tradisce. Il gioco non è un puzzle da risolvere, ma un paesaggio in evoluzione che devi plasmare con intelligenza, pazienza... e un po’ di coraggio.
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