Sembra una follia? Lo era, ma accadde davvero. Questo gioco non è un simulatore storico, né un’epica battaglia di carri armati: è un piccolo capolavoro di ironia e ingegno, dove il caos diventa meccanica.
Due giocatori si sfidano in una corsa silenziosa tra i venti. Ogni turno lanci un dado per muovere i tuoi palloni lungo le rotte del Pacifico, cercando di raggiungere gli Stati Uniti e farli atterrare dove meno te lo aspetti: foreste, città, montagne. Le tessere della mappa si rivelano man mano che voli, creando un percorso imprevedibile. Devi scegliere bene quando spingere avanti i tuoi palloni e quando fermarti a ricaricare le bombe — ogni viaggio è una scommessa con il vento.
L’obiettivo? Sconvolgere l’America più di quanto riesca il tuo avversario. Non serve distruggere tutto: basta seminare un po’ di confusione, far saltare qualche linea elettrica, innescare incendi in posti strategici. Chi accumula più punti caos vince.
Winds of War è leggero, veloce — circa un’ora e mezza — e ha quel tocco europeo che piace a chi ama i giochi pensati bene, non solo grandi. È nato da una sfida: qualcuno disse che questo tema era “impossibile da giocare”. L’autore ci ha creduto, e ha trasformato un episodio strano della storia in un gioco divertente, intelligente e sorprendentemente profondo. Non è serio come un documentario, ma non è nemmeno una parodia: è un omaggio a chi sa trovare il gioco anche nel più assurdo dei momenti. E forse, proprio per questo, funziona meglio di tanti altri.
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