World War 3: 1976-1984

(1975)
5.2/10 (190 voti)

World War 3: 1976–1984 non è un gioco che ti invita a vincere. È un gioco che ti chiede di sopravvivere.
Nel cuore della Guerra Fredda, tra tensioni crescenti e conflitti locali che si moltiplicano da un capo all’altro del mondo, due superpotenze si trovano a bordo di una china impossibile da fermare. Non è il nucleare che scatena l’inferno: è la logica inesorabile della guerra convenzionale, quella fatta di carri armati, navi da battaglia e divisioni che avanzano senza sosta attraverso un mondo ormai diviso a metà. Questo gioco simula esattamente quel momento: quando l’equilibrio del terrore si spezza, ma nessuno osa premere il bottone rosso.

La mappa copre tutto il pianeta, suddivisa in esagoni da 800 chilometri ciascuno. Ogni hex rappresenta un pezzo di terra o mare dove le forze armate si muovono, combattono e cercano di guadagnare terreno. Le unità — eserciti, flotte, corpi d’armata — sono contrassegnate da numeri che indicano la loro potenza combattiva. Non c’è bisogno di conoscere la storia militare per giocare: basta capire che un carro armato non può avanzare all’infinito, che una nave da guerra ha bisogno di scorte e che l’artiglieria pesante si muove lentamente. Ogni mossa costa movimento. Ogni attacco richiede calcolo.

Il gioco procede per turni trimestrali, ciascuno diviso in due fasi: quella del giocatore sovietico e quella dell’alleato occidentale. Si muove, si attacca, si risolve il combattimento con un dado e una tabella che traduce la differenza di forza tra attaccante e difensore in risultati realistici: ritiri, distruzioni, danni parziali. Le flotte possono trasportare truppe attraverso gli oceani; le basi aeree influenzano il controllo del cielo senza mai essere direttamente coinvolte nei combattimenti — un dettaglio che rende l’aria una presenza costante, ma invisibile. La guerra non si combatte solo sul campo: si combatte nelle linee di rifornimento, nella capacità di mantenere le retrovie, nel controllo delle rotte marittime.

L’obiettivo non è la vittoria totale — perché in una guerra globale senza armi nucleari, quella non esiste. Il vincitore sarà chi riesce a imporre il proprio peso strategico più a lungo: l’Unione Sovietica punta a colpi fulminei, a conquistare rapidamente l’Europa occidentale e a isolare gli Stati Uniti dai loro alleati; gli Stati Uniti contano sulla superiorità industriale, sulle risorse, sulla capacità di ricostruire unità distrutte e di respingere i contrattacchi. Il gioco ti costringe a scegliere: attacchi in Asia per sottrarre pressione all’Europa? Difendi l’Africa settentrionale o rischi un’invasione in Medio Oriente? Ogni decisione ha un costo, e ogni fronte diventa una ferita aperta.

La complessità non sta nelle regole arcane, ma nella loro coerenza. Le opzioni di difficoltà sono molte: puoi giocare con le semplici linee guida per principianti o immergerti nei dettagli delle riserve strategiche, dei movimenti aerei, della logistica navale e del supporto alle forze locali. Il gioco non ti dà la soluzione: ti dà gli strumenti per costruirtela da solo. E ogni partita è diversa. A volte l’URSS avanza come un muro di acciaio, travolgendo la Germania in pochi mesi. A volte il blocco NATO riesce a contenere l’offensiva con una difesa ben organizzata, costringendo Mosca a logorarsi tra le steppe e i deserti.

Non c’è un eroe qui. Non ci sono buoni o cattivi. C’è solo la macchina della guerra che gira, sempre più veloce, finché non si ferma da sola — perché le popolazioni stanche, le economie in crisi e i comandanti disillusi decidono di smettere. Il gioco termina dopo cinque anni: un tempo sufficiente per vedere nascere una guerra, vederla crescere e poi osservarne il lento collasso. E quando finisce? Non c’è bandiera che sventola. C’è solo la consapevolezza di quanto sia stato vicino il mondo a cadere nell’inferno — e di come, per un soffio, non sia successo.

World War 3: 1976–1984 è un gioco da tavolo che non ti intrattiene. Ti coinvolge. Ti fa sentire la pressione delle decisioni, il peso dei numeri su una mappa, l’eco di migliaia di unità che avanzano in silenzio attraverso i continenti. Non è un gioco per chi cerca emozioni rapide. È per chi vuole capire cosa succede quando le diplomazie falliscono e la logica militare prende il sopravvento. E se ti capita di vincere? Bene. Ma ricorda: in questa guerra, vincere significa solo essere l’ultimo a rimanere in piedi — non chi ha fatto meglio. Chi è sopravvissuto.
E forse, proprio per questo, è il più realistico dei giochi che abbia mai giocato.

  • Giocatori: 2
  • Durata: 360 min
  • Età Minima: 12+
  • Complessità: (3.25)

Meccaniche: Griglia Esagonale

Artisti: Redmond Aksel Simonsen

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